Il conto alla rovescia è iniziato davvero. Dal 1° gennaio 2027 una parte consistente delle pompe di calore oggi in listino non potrà più essere immessa sul mercato europeo. Non è una previsione né un obiettivo politico: è quanto stabilisce il Regolamento (UE) 2024/573 sui gas fluorurati, in vigore dall'11 marzo 2024, che ha sostituito il vecchio Regolamento 517/2014. Per progettisti, installatori e committenti italiani mancano meno di diciotto mesi per adeguare scelte tecniche e magazzino.

Le scadenze che contano

Il Regolamento non vieta le pompe di calore: vieta determinati refrigeranti in determinate categorie di apparecchi. La distinzione è decisiva, perché la data di scadenza cambia in funzione della tipologia di macchina e della potenza nominale.

Tipologia di apparecchio Limite GWP Decorrenza
Monoblocco e self-contained ≤ 12 kW GWP ≥ 150 vietato 1 gennaio 2027
Monoblocco e self-contained ≤ 12 kW divieto totale di F-gas 1 gennaio 2032
Monoblocco > 12 kW e ≤ 50 kW GWP ≥ 150 vietato 1 gennaio 2027
Split aria-acqua ≤ 12 kW GWP ≥ 150 vietato 1 gennaio 2027
Split aria-aria ≤ 12 kW GWP ≥ 150 vietato 1 gennaio 2029
Split > 12 kW GWP ≥ 750 vietato 1 gennaio 2029
Split > 12 kW GWP ≥ 150 vietato 1 gennaio 2033
Split ≤ 12 kW divieto totale di F-gas 1 gennaio 2035

Il punto più sottovalutato in Italia riguarda gli split aria-acqua fino a 12 kW, cioè il cuore del mercato residenziale in sostituzione della caldaia: anche questi rientrano nella soglia GWP 150 dal 2027. Poiché l'R32 ha un GWP di 675 e l'R410A di 2.088, la conseguenza pratica è che la maggior parte delle macchine oggi più vendute in questa fascia dovrà essere riprogettata.

Il Regolamento prevede deroghe quando i requisiti di sicurezza del sito di installazione non consentono l'uso di refrigeranti con GWP inferiore a 150: in quel caso il limite sale a 750. È un'eccezione tecnica documentata, non una scappatoia commerciale.

Il phase-down delle quote: l'acceleratore invisibile

Accanto ai divieti sui prodotti agisce un secondo meccanismo, più silenzioso ma probabilmente più incisivo sui prezzi: la riduzione progressiva delle quote di HFC immettibili sul mercato UE, espresse in tonnellate di CO₂ equivalente.

  • 2025-2026: 42,9 milioni di tonnellate CO₂eq, pari a circa il -48% rispetto al valore 2023 (82,3 milioni)
  • 2027-2029: la disponibilità si dimezza ulteriormente, attorno a 21,7 milioni di tonnellate
  • 2030-2032: circa 9 milioni di tonnellate
  • 2050: azzeramento completo

Un ulteriore elemento da mettere a bilancio per chi gestisce impianti esistenti: dal 2032 scatta il divieto di manutenzione con gas fluorurati a GWP superiore a 750, fatta eccezione per i refrigeranti riciclati e rigenerati. Chi installa oggi una macchina con R410A o R32 in una fascia soggetta a restrizioni deve mettere in conto costi di ricarica crescenti e, in prospettiva, un mercato dei ricambi più stretto lungo la vita utile dell'impianto.

Perché il propano ha vinto la gara tecnica

L'R290 — propano di grado refrigerante — si è imposto come alternativa principale per una ragione semplice: non è un gas fluorurato, quindi resta interamente fuori dal sistema di quote e dai divieti sugli apparecchi. Il suo GWP è pari a 3 secondo la metodologia AR5, praticamente trascurabile rispetto ai sintetici.

Il vantaggio, però, non è solo normativo. Le proprietà termodinamiche del propano permettono di raggiungere temperature di mandata elevate senza il crollo di efficienza tipico dei refrigeranti tradizionali:

  • temperature dell'acqua fino a 75-80 °C su diverse macchine oggi in commercio, con funzionamento fino a -25 °C di temperatura esterna;
  • possibilità concreta di sostituzione diretta della caldaia mantenendo i radiatori esistenti, senza rifacimento dell'impianto di distribuzione — il vero collo di bottiglia economico della riqualificazione italiana;
  • classi di efficienza elevate: a titolo di esempio, la gamma Clivet Edge F (4-15 kW) dichiara 75 °C di mandata con aria esterna a -10 °C e classe A+++ in riscaldamento a bassa temperatura.

Sul fronte industriale il segnale è altrettanto chiaro. Vaillant ha investito oltre un miliardo di euro nel decennio scorso sulla riconversione verso le pompe di calore, arrivando allo stabilimento di Senica in Slovacchia — oltre 100.000 metri quadrati e una capacità potenziale di 500.000 unità/anno — dedicato proprio alle macchine a R290. Un posizionamento costruito diversi anni prima che la direttiva F-Gas rendesse la scelta obbligata.

Il nodo sicurezza: cosa cambia in cantiere

L'R290 è classificato A3: bassa tossicità, alta infiammabilità, con limite inferiore di infiammabilità intorno al 2,1% in volume. Il rischio è gestibile, ma richiede rigore in fase di posa, perché il propano è più pesante dell'aria e in caso di perdita tende ad accumularsi al suolo.

Le regole pratiche più ricorrenti nelle prescrizioni dei costruttori e nella norma di prodotto IEC 60335-2-40 (ed. 2022):

  • almeno 1 metro di distanza da finestre, porte, aperture di ventilazione e bocche di lupo;
  • nessuna sorgente di innesco entro 1 metro dall'unità;
  • divieto di installazione in fosse, avvallamenti o intercapedini interrate dove il gas può ristagnare;
  • basamento in piano e antigelo, con adeguata distanza dal piano campagna per sifone e scarico condensa;
  • targhetta con indicazione di refrigerante, carica e pressione di esercizio, e simbologia di pericolo per gas altamente infiammabili.

Va anche ricordato che la ricerca sta riducendo il fattore di rischio alla radice: il progetto LC150 del Fraunhofer Institute ha dimostrato prototipi da 12,8 kW termici con soli 124 grammi di propano. Meno carica significa vincoli di installazione più leggeri.

L'ostacolo vero: le competenze

Il collo di bottiglia dei prossimi anni non sarà la disponibilità di prodotto, ma la disponibilità di installatori formati sui refrigeranti infiammabili. La qualifica maturata su R32 non copre automaticamente il propano, e il Regolamento impone agli Stati membri di adeguare i programmi di certificazione entro marzo 2027, con aggiornamento per i titolari di certificati esistenti nei due anni successivi.

Per chi opera in Italia, tre azioni ragionevoli da avviare subito:

  1. Verificare il posizionamento a listino dei fornitori sulla fascia ≤ 12 kW, chiedendo esplicitamente la roadmap R290 e non solo la disponibilità attuale.
  2. Pianificare la formazione del personale tecnico sui refrigeranti A3, senza aspettare la scadenza normativa.
  3. Rivedere i criteri di siting nelle offerte: in contesti condominiali e centri storici le distanze di sicurezza possono determinare la fattibilità stessa dell'intervento, e vanno valutate in sopralluogo, non in fase di consegna.

Cosa aspettarsi

Il mercato globale delle pompe di calore è passato in circa vent'anni da 15 a oltre 90 miliardi di euro di giro d'affari, e la regolamentazione europea sui gas è uno dei fattori che ha dato all'industria continentale un vantaggio competitivo su prodotti che i concorrenti asiatici hanno dovuto rincorrere. Il 2027 non sarà un muro improvviso: sarà il momento in cui la transizione già in corso diventerà obbligatoria.

Chi progetta oggi un impianto destinato a durare quindici o vent'anni farebbe bene a ragionare non sulla conformità di oggi, ma su quella del 2032 — quando anche la manutenzione, e non solo la vendita, entrerà nel perimetro dei divieti.