IEA Heat Pump Monitor 2026: il gap con la Cina, il 15% di penetrazione e l'occasione dell'industria

L'International Energy Agency ha pubblicato quest'anno Heat Pump Monitor 2026: Trends and market opportunities, il primo monitoraggio globale strutturale dopo il rallentamento del 2023. Il quadro che ne emerge è utile per chi progetta, installa o semplicemente valuta una pompa di calore in Italia: il mercato è ancora agli inizi, l'Europa paga un divario di costo strutturale con la Cina, e i margini di crescita più ampi non stanno nelle case ma nell'industria e nel teleriscaldamento.

Quattro punti fermi dell'IEA

Il rapporto non si limita ai numeri di vendita: individua quattro pilastri strategici. Primo, usare le pompe di calore per sicurezza energetica e resilienza, riducendo la dipendenza dal gas naturale scambiato a livello internazionale e esposto a shock di prezzo e di approvvigionamento. Secondo, mitigare l'incertezza con politiche stabili: segnali regolatori di lungo periodo sono decisivi per sostenere domanda e investimenti manifatturieri. Terzo, migliorare la competitività di costo ribilanciando accise e oneri e introducendo prezzi dinamici. Quarto, promuovere l'armonizzazione internazionale dei dati di mercato, oggi frammentati e non confrontabili tra regioni.

Un mercato globale ancora acerbo

Nonostante l'espansione record del 2021–2022, trainata dalla crisi energetica europea, oggi le pompe di calore coprono meno del 15% della domanda globale di riscaldamento negli edifici. La quota è marginale nell'industria e nelle reti di teleriscaldamento. Tra i grandi mercati, gli Stati Uniti hanno il parco installato più ampio, la Cina guida le vendite annue, l'Europa è terza.

La geografia tecnologica conta quanto i volumi. A livello mondiale prevalgono i sistemi aria-aria, dominanti in Cina, Stati Uniti, Giappone e Paesi nordici. Invece in Germania, Regno Unito e Italia settentrionale prevalgono gli aria-acqua (idronici), collegati a radiatori o a pavimento: esattamente il tipo di impianto su cui si gioca da noi la sostituzione delle caldaie.

Secondo lo scenario STEPS dell'IEA, le vendite mondiali più che raddoppieranno entro il 2035, portando le pompe di calore a circa il 20% della domanda globale di riscaldamento. È una prospettiva di crescita, non di saturazione.

Il gap di costo con la Cina

Il dato più netto del rapporto riguarda i prezzi. La Cina è la regione più competitiva in tutte le categorie grazie a una base manifatturiera enorme e a forti economie di scala. Nel segmento aria-acqua, i costi di produzione europei risultano superiori di circa il 60% rispetto a quelli cinesi; il Giappone è a sua volta circa il 40% sopra la Cina.

La tabella seguente riporta i costi medi dell'equipment (USD per kW di potenza termica) dei modelli più venduti nel 2025, secondo l'analisi IEA:

Categoria Europa Stati Uniti Giappone Cina
Aria-aria 5 kW ~400 ~350 (15 kW) ~150 ~50
Aria-acqua (monobloc) 15 kW ~800 ~600
ACS (monobloc) 5 kW ~400 ~200

Le cause sono note: minori economie di scala, integrazione verticale più debole e costi salariali più alti in Europa. A peggiorare il conto, in Europa e negli USA i costi di installazione sono spesso pari o superiori a quelli dell'equipment, il che rende gli incentivi pubblici ancora indispensabili per rendere la tecnologia accessibile alla maggior parte delle famiglie. La differenza di prezzo tra prodotti a basso e alto costo nella stessa regione e segmento arriva comunque fino al 60%: la trasparenza di mercato resta quindi una leva concreta.

La vera leva: il rapporto prezzo elettricità/gas

Le pompe di calore sono 3–5 volte più efficienti di una caldaia a gas, ma hanno costi iniziali più alti. Per recuperare la differenza sul ciclo di vita occorre che il rapporto tra prezzo dell'elettricità e prezzo del gas sia sufficientemente basso. L'IEA osserva una correlazione netta: i Paesi con i rapporti di prezzo più favorevoli sono anche quelli con la quota di mercato più alta.

In Italia il contesto non aiuta. Secondo ARERA, nel secondo trimestre 2026 la componente energia per i clienti vulnerabili in tutela è fissata a 0,3018 €/kWh (+8,1%), con una spesa annua della famiglia tipo di 589,34 € (+4,5% sull'anno precedente). Il PUN all'ingrosso si è mantenuto poco sopra i 120 €/MWh nella prima metà del 2026 (gennaio 123,5 €/MWh per ARERA; giugno intorno a 120–130 €/MWh). Con il gas volatile e l'elettricità gravata da oneri di sistema, il rapporto di prezzo resta poco favorevole — e l'ETS2 (dal 2027) premerà ulteriormente sul gas.

La raccomandazione dell'IEA è chiara: ribilanciare accise e oneri sull'energia, introdurre tariffe dinamiche e pricing flessibile, e aumentare la trasparenza di prezzi di acquisto e installazione per stimolare la concorrenza tra le imprese.

Dove cresce davvero: industria e teleriscaldamento

Il rapporto individua nei settori industriale e del teleriscaldamento i margini di penetrazione più ampi e oggi largamente inesplorati. Le pompe di calore eccellono nel fornire calore sotto i 100 °C; integrate nel recupero di calore di scarto, possono superare i 200 °C, coprendo una quota rilevante del fabbisogno termico industriale a basse temperature. Anche il teleriscaldamento rappresenta una via rapida alla decarbonizzazione del riscaldamento urbano.

Per sbloccare questi segmenti servono politiche mirate: piani di efficienza industriale, strategie di teleriscaldamento, incentivi per l'utilizzo di calore di scarto e procedure semplificate per le connessioni alla rete elettrica. È qui, più che nel residenziale già presidiato dai bonus, che l'Italia può costruire una filiera a maggior valore aggiunto.

Flessibilità e raffrescamento: il lato sommerso

Il documento ricorda infine che la domanda di raffrescamento peserà sempre più sui sistemi elettrici. Le pompe di calore — come i condizionatori — possono diventare risorse di flessibilità: unità smart, accumulo termico e tariffe dinamiche consentono la risposta alla domanda e l'integrazione di rinnovabili. In un Paese come l'Italia, dove il raffrescamento estivo è ormai strutturale, le macchine reversibili aria-acqua sono sia una copertura del fabbisogno invernale sia uno strumento di stabilizzazione della rete.

Cosa significa per l'Italia

Tre punti pratici emergono per il lettore italiano:

  • Politiche stabili, non solo incentivi. L'IEA ribadisce che quadri normativi di lungo periodo contano più dell'importo del singolo sussidio. Il Conto Termico 3.0 (fino al 65% a fondo perduto, erogazione rapida) è un buon punto di partenza per l'investimento iniziale, ma la certezza regolatoria vale più di un punto percentuale.
  • Formazione degli installatori. Espandere la riqualificazione rapida e integrare la formazione sulle pompe di calore nella filiera professionale è decisivo per abbattere i costi di installazione, oggi il vero collo di bottiglia in Italia.
  • Puntare sull'idronico e sull'industriale. Con radiatori e pavimento diffusi, l'aria-acqua è la tecnologia naturale per la sostituzione caldaia; parallelamente, il recupero di calore industriale e il teleriscaldamento sono i segmenti a maggior valore aggiunto e minor concorrenza internazionale diretta.

Conclusione

Il Heat Pump Monitor 2026 non racconta un mercato vinto, ma uno appena aperto. L'Europa parte svantaggiata sui costi e su un rapporto elettricità-gas poco favorevole, ma può giocare sulla qualità, sull'integrazione impiantistica e su segmenti — industria e teleriscaldamento — dove la Cina non è ancora incontrastata. Per l'Italia la strada è fatta di politiche stabili, installatori preparati e un salto verso l'uso termico elettrico anche fuori dal solo ambito domestico.